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Trattamento ad ultrasuoni HIFU

Ultrasuoni. Cosa sono e come si applicano

La tecnica con ablazione mediante  ultrasuoni focalizzati guidati dalla risonanza magnetica (HIFU) e' una terapia innovativa che permette di trattare le pazienti affette da FIBROMA UTERINO SINGOLO  in maniera del tutto mininvasiva e in assenza di tagli e bisturi. La paziente infatti viene adagiata sul lettino di una specifica Risonanza Magnetica con software dedicato per il trattamento del fibroma ed un fascio di ultrasuoni ad alta intensità viene indirizzato sul fibroma, fino a "bruciarlo". La donna è distesa sul lettino a pancia in giù, consentendo cosi' di mantenere l’addome sotto la sorgente di ultrasuoni, come se stesse eseguendo una normale ecografia con tanto di gel, ma in posizione prona. Specificatamente il trasduttore genera onde ad ultrasuoni. Le onde degli ultrasuoni sono convertite in un punto focale. Con la conversione delle onde ad ultrasuoni in un punto focale si ottiene deposizione di energia in maniera strettamente focalizzata. L' energia viene successivamente convertita in calore. Sappiamo che la temperatura del tessuto superiore a 55 gradi Celsius o 60 gradi Celsius provoca una necrosi pressoche' istantanea. Le immagini per guidare la procedura vengano realizzate dal sistema di risonanza magnetica. Si usa quindi l'immagine di risonanza magnetica per pianificare il trattamento e sara' il computer a guidare esattamente il trasduttore che genera il fascio di ultrasuoni. Si utilizza generalmente un trasduttore ad ultrasuoni a 256 elementi. Quando il processo di ablazione si avvia vi è un monitoraggio in tempo reale della temperatura in modo da poter conoscere , esattamente o quasi, la temperatura nel punto focale che deve essere trattato. Nel momento poi in cui la temperatura voluta viene raggiunta inizia il processo di ablazione. Il trattamento ha una durata che si aggira intorno ai 180-210 minuti e in alcuni casi la dimissione puo' essere eseguita in giornata.

La percentuale di successo e' discreta ma i criteri di inclusione devono essere strettamente rispettati in quanto solo una parte delle pazienti con fibroma uterino puo' effettivamente rispondere in maniera del tutto ottimale a questo tipo di trattamento. E' infatti estremamente importante che il fibroma sia singolo e quindi non ci si trovi difronte a fibromi multipli (o fibromatosi uterina) e che la massa del fibroma non superi i 5 cm di diametro massimo. Inoltre, in alcuni casi potrebbe essere difficile trattare i fibromi posizionati in sede posteriore, quindi distanti dalla superficie addominale ma soprattutto dal raggio di ultrasuoni ad alta intensita'. E' inoltre estremamente importante valutare l'eventuale presenza di altri organi compresi fra il raggio di ultrasuoni ed il fibroma. Questo per evitare di andare a colpire involontariamente ed erroneamente altre strutture, in particolare le anse intestinali che a volte possono frapporsi tra parete addominale e fibroma uterino. In questo caso potrebbero esitare lesioni intestinali anche di severa entita', ragion per cui queste particolari situazioni anatomiche dovrebbero essere valutate attentamente prima e, se presenti,  escluse a priori. Un altra comntroindicazione a questo tipo di metodica e' la presenza di un fibroma altamente vascolarizzato che comporta purtroppo una minore efficacia del trattamento in quanto la componente liquida all'interno della lesione fibromatosa impedisce il corretto funzionamento del fascio di ultrasuoni. In questi casi puo' comunque essere indicato eseguire preventivamente una embolizzazione del fibroma ( vedi la sezione sull'embolizzazione ) in modo da devascolarizzare completamente la massa tumorale benigna consentendo quindi successivamente il corretto funzionamento degli ultrasuoni sul mioma. Bisogna tuttavia sottolineare che, nella stragrande maggioranza dei casi, dopo embolizzazione il fibroma si riduce spontaneamente finanche a scomparire nei casi piu' favorevoli; appare quindi poco probabile che dopo embolizzazione sia necessario o solamente richiesto un trattamento ad ultrasuoni. Questo non e' invece vero per fibromi di grandi dimensioni( 12-20 cm) che potrebbero essere preventivamente embolizzati portandoli quindi poi a dimensioni ( se non si riducono dopo embolizzazione almeno del 80%-90% ed in questo caso la paziente non necessita' di un ulteriore trattamento) sufficienti per essere successivamente tratati con ultrasuoni. Questo percorso e' sempre piu' indicato per quelle donne che, ancora  desiderose di avere una gravidanza, si ritrovano con fibromi di dimensioni molto importanti e nelle quali la chirurgia a cielo aperto non puo' garantire risultati sicuri e dove quindi c'e' il rischio di perdere l'utero durante l'intervento ( per l'impossibilita' da parte del chirurgo di rimuovere la massa senza danneggiare eccessivamente l'utero); o dove residua alto il rischio di un importante cicatrice chirurgica a livello dell'utero, sicuramente in grado di poter creare severe complicazioni in caso di gravidanza. In queste donne affette da fibromi di notevoli dimensioni, l'embolizzazione puo' trattare definitivamente il fibroma, ma nei casi dove la riduzione della massa non risulti sufficiente per garantire una gravidanza il trattamento ad ultrasuoni puo' completare l'opera, portando quindi il fibroma a dimensioni finalmente irrilevanti.

Per una corretta valutazione del caso e' INDISPENSABILE eseguire preventivamente un esame di risonanza magnetica con mezzo di contrasto in modo da consentire al radiologo di valutare attentamente tutti i criteri di inclusione ed esclusione per il trattamento ad ultrasuoni. In caso questo trattamento non fosse giudicato possibile la risonanza magnetica puo' essere comunque estremamente utile per valutare la possibilita' di una embolizzazione che fortunatamente non presenta norme e criteri cosi' restrittivi come invece assistiamo con il trattamento ad ultrasuoni. L'embolizzazione tuttavia, sebbene mininvasiva ed anch'essa senza la necessita' di tagliare o di usare il bisturi richiede un ricovero ospedaliero di una o due notti ed essendo una tecnica di radiologia interventistica/ chirurgia vascolare dipende moltissimo in termini di risultati dall'esperienza dell'equipe che la esegue.


Dopo trattamento ad ultrasuoni il fibroma non viene rimosso ma cambia consistenza; da nodulo solido si trasforma in area necrotica e nel tempo questa area all'interno dell'utero  viene riassorbita. A volte si puo' anche assistere all'espulsione nel tempo di queste masse per via vaginale. In effetti, quando la massa si riduce di dimensioni e si differenzia dal tessuto uterino sano che rimane perfettamente conservato, puo' "staccarsi" completamente dai tessuti circostanti per venire quindi espulsa in modo naturale. E' cmq importante che la paziente si sottoponga periodicamente a visite ginecologiche dopo il trattamento ad ultrasuoni.

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